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venerdì 9 giugno 2017

1^A 2016/17... un anno insieme!

E' già passato un anno scolastico da quel 12 settembre del 2016, un anno pieno di attività, incontri, studio e... tanto altro.
Le prof. Chiara Benizi e Erika Peducci hanno voluto sintetizzare questi mesi in  un video, per lasciare una traccia di ciò che ha reso la 1^A una... quasi 2^A!


martedì 6 giugno 2017

A lezione di OGM nella classe 2^A

Alimentazione e OGM sono argomenti comunemente trattati nelle classi seconde e questa mattina i ragazzi della 2^A hanno avuto come relatore un vero e proprio esperto in materia:  il Prof. Daniele Rosellini, docente di Genetica Agraria presso l'Università degli Studi di Perugia e papà di una nostra alunna.
Il Prof. Rosellini ha spiegato cosa si intenda per Organismi Geneticamente Modificati, e ha risposto alle domande dei ragazzi che sono stati attenti e partecipi.
Un'altra mattinata interessante per i nostri alunni.


venerdì 2 giugno 2017

GHERARDO COLOMBO ALLA BERNARDINO DI BETTO

Relatore di eccezione mercoledì 31 maggio alla Sala Sant'Anna  per i ragazzi della Bernardino Di Betto: a parlare di legalità e di regole è arrivato infatti Gherardo Colombo, per lunghi anni magistrato presso la Procura della Repubblica di Milano, e ora impegnato con l'Associazione Sulle Regole a sostenere e promuovere nelle scuole e nella cittadinanza i temi cardini della legalità costituzionale, dell'educazione democratica e della giustizia.
Per oltre due ore l'ex magistrato ha letteralmente catturato l'attenzione dei ragazzi guidandoli a riflettere sui concetti di libertà, democrazia, giustizia, relazione tra regole e persone, in un continuo dialogo di domande e risposte reciproche.
Ironia e leggerezza hanno  lasciato il posto a commozione e serietà, soprattutto quando il dott. Colombo ha ricordato gli anni bui del terrorismo e gli attentati all'amico e collega Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino e alla paura che, durante le inchieste alla Procura di Milano, era continua compagna delle sue giornate.
Difficile mettere la parola fine ad un incontro che ha lasciato in tutti noi il forte desiderio di rivederci presto.
Di seguito le immagini della mattinata





All'eccezionale evento ha dedicato un servizio anche il TG3 Umbria




Un ringraziamento particolare va all'Associazione dei Genitori della Bernardino di Betto, e soprattutto alla Presidentessa Scarlet Lubowski Cavadenti che ci ha aiutato a realizzare questo progetto.

lunedì 29 maggio 2017

MUSEO DI ANATOMIA UMANA DI CASALINA Classi 1^A/1^B/1^C

Il 22 Maggio le classi prime hanno visitato il Museo di Anatomia Umana di Casalina; l'attività svolta ha motivato i ragazzi ad una maggiore conoscenza antropologica del loro corpo. La ricchezza della collezione di specie del Regno Animale ha entusiasmato gli alunni avvicinandoli ad una più chiara percezione della biodiversità.




domenica 28 maggio 2017

GINNASTICANDO CON IL PONY

Volge al termine il progetto della Prof.ssa Ricciotti "Ginnasticando con il pony" e nell'ultima uscita al maneggio Valmarino finalmente tutti i ragazzi hanno montato il pony... una bellissima esperienza! 



giovedì 25 maggio 2017

UN PO' DI GOSSIP: CHI ERA B. DI BETTO?

Pinturicchio, sua moglie e l'amante...

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Curiosità artistiche: Pinturicchio, nonostante fosse un pittore celebre e ricco, sarebbe morto di fame a causa della moglie e del suo amante, che era anche il marito di sua figlia.
La morte di Bernardino di Betto, detto Pinturicchio, é avvolta in un oscuro e inquietante mistero. Quel gossipparo di Giorgio Vasari, mettendo in primo piano un lato del carattere poco commendevole del pittore – la taccagneria, se non l’avarizia vera e propria – sostiene che l’artista in lite con i frati di San Francesco, a Siena, avrebbe preteso che gli portassero via un vecchio cassettone, che al momento di essere spostato si scoprirà essere un forziere ricolmo di monete d’oro. Un tesoro insomma, al quale il Pinturicchio aveva dato, inconsapevolmente, un calcio… “E lui, illividito, ne morirà”, commenta, perfido, il Vasari.
In realtà il pittore era sempre stato malfermo di salute. Piccolo di statura, probabilmente anche un po’ sordo, malaticcio di costituzione. La sua morte, però, nel dicembre 1513, a soli 59 anni (grosso modo, perché una data certa di nascita non é documentata da alcuna parte), resta un giallo.
Che il Pinturicchio sia morto a Siena, nessun dubbio. Non solo perché ne ha scritto sulle sue “Historie” Sigismondo Tizio, parroco della chiesa di San Vincenzo a Porta Camollia (“Bernardinus Perusinus celeberrimus pictor, ut illius opera ostendunt, in Senensis urbis decessit”, riporta nelle sue cronache). Quel “celeberrimus”, “come le sue opere dimostrano”, é un bel riconoscimento per l’artista perugino che aveva lavorato non solo a Siena e nella sua città di origine, ma anche a Roma, caput mundi, per le più grandi e aristocratiche famiglie dell’epoca (i Borgia, ma anche i Cybo, i Chigi, i Gonzaga, gli Este). Lo confermano – della morte in Siena – pure i testamenti del Pinturicchio , redatti in tempi ravvicinati, nelle ultime settimane di vita, tutti dettati davanti a notai senesi.
Dunque il pittore é morto a Siena, dove venne sepolto, anche se aveva lasciato scritto il desiderio e la volontà di essere tumulato nella chiesa di Sant’Agostino, in Porta Sant’Angelo, il suo rione, a Perugia.
Ma come morì?
Il pittore che era nato da una famiglia di umili origini – il nonno Biagio di Nucciolo proveniva dal contado del libero e potente comune perugino, per l’esattezza dall’attuale Ponte Felcino ed era un contadino inurbato, iscritto, nel 1440, alle Arti cittadine nel rione di Porta Sant’Angelo, come “magister legnaminis”, cioè falegname – grazie alla pittura era diventato se non ricco sfondato, almeno, molto agiato. Contava su proprietà, case e terreni, non solo a Perugia, ma anche nel Chiugi e a Siena. In quel 1513 viveva in un palazzotto con podere, in località Pernina, che era stato tre secoli prima, di proprietà di papa Alessandro III, al secolo Rolando Bandinelli, l’oppositore del Barbarossa che da quel pontefice venne addirittura scomunicato.
Le voci raccontano che le comari del paese sostenevano, neppure tanto riservatamente, di aver sentito più volte, e con le loro orecchie, il pittore lamentarsi non tanto di essere lasciato a stecchetto, ma addirittura di morire di fame. Insomma: in famiglia non gli davano da mangiare. Niente cibo per lui che, con le sostanze accumulate con la sua arte, avrebbe potuto permettersi pasti luculliani.
Per quale motivo la moglie – di nome Grania, figlia di Girolamo da Lancillotto di Monte Aquilone, tra Marsciano e Orvieto e di Giacoma, donna così tanto insopportabile che l’artista chiese, anzi pretese, di non vederla in giro per casa con tanto di lascito in cui regalava alla consorte, sposata senza dote, 250 fiorini, a patto che tenesse lontana, da lui e dal suo palazzo, la suocera – avrebbe voluto volerne la morte?
Il motivo ci sarebbe, eccome, a dar retta alle chiacchiere. Lo stesso parroco – quello che lo definisce “celeberrimus” – riporta le dicerie secondo le quali la vispa Grania sarebbe stata l’amante di un soldato di ventura, Gerolamo di Polo di Simone, detto il Paffa (che poi ne sposerà la figlia, Clelia). Una illecita, morbosa, squallida tresca casalinga, dunque, svoltasi sotto gli occhi ignari del pittore, diventato ormai d’impaccio per i focosi amanti (diabolici si direbbe oggi: lui amoreggiava con la figlia e ne circuiva la madre, puntando magari e soprattutto, alle rendite della famiglia), che per godersi pienamente la vita e le ricchezze messe insieme dall’artista, lo avrebbero fatto morire, letteralmente, di inedia.
Una attrazione fatale con l’aitante soldato, finita presto per Grania (morta nel 1518), che si era legata al dito la rottura con l’amante, tanto da non lasciare alla figlia Clelia, divenuta nel frattempo legittima sposa del cinico Paffa, playboy ante litteram, alcuna eredità.
Eccolo, il mistero, il giallo del Pinturicchio, nipote di un contadino-falegname e figlio di un conciatore di lana di Porta Sant’Angelo, arrivato a frequentare le ville e i palazzi dei vip della sua epoca, a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento (all’arte dei pittori risulta iscritto fin dal 1481), già famoso in vita per le sue opere e finito – come in una tragica e irridente novella del Boccaccio – vittima delle passioni sfrenate e licenziose di una oscura Messalina di paese, sposata senza dote (ah, l’ingratitudine umana) e del navigato drudo di lei, un anonimo soldataccio di ventura, senza arte né parte. Ironia del destino.
Fonte: Umbrialef